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Quadro generale

Milano, marzo 2013

 

Con l'acronimo Gpp (Green public procurement) viene indicato uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire l'ingresso di criteri ambientali nelle modalità di acquisto di beni e servizi della pubblica Amministrazione.

La pratica del Green public procurement consiste nella possibilità di inserire criteri di qualificazione ambientale negli appalti delle pubbliche Amministrazioni per l'acquisto di beni e servizi.

Da un lato l'Amministrazione riduce l'impatto ambientale dei beni e servizi di cui necessita, dall'altro, vista il notevole impatto sul Pil degli acquisti della pubblica Amministrazione, si ottiene un "effetto traino" spingendo il mercato a orientarsi su prodotti e servizi a basso impatto ambientale, modificando anche le strategie produttive delle imprese.

 

Un appalto della Amministrazione pubblica sarà considerato "verde" se il bando di gara risponde a determinate caratteristiche fissate dalle norme per quel particolare settore.

Le imprese che intendono partecipare alla gara per fornire beni o servizi al committente pubblico dovranno rispettare le condizioni "ambientali" fissate dal bando di gara.

Il sistema degli Appalti verdi della pubblica Amministrazione è un sistema volontario.

La normativa comunitaria e quella nazionale già in passato avevano incoraggiato le Amministrazioni pubbliche ad adottare criteri "verdi" nelle politiche di acquisto.

Ma è con le direttive Ue 2004/18/Ce e 2004/17/Ce (norme sugli appalti pubblici in generale e nei settori speciali — acqua, energia, trasporti e servizi postali) che si prevede la possibilità di introdurre la "variabile ambientale" come requisito degli appalti e criterio di aggiudicazione.

Le due direttive sono state recepite con il Dlgs 163/2006 (Codice degli appalti pubblici di lavori servizi e forniture). Il Codice degli appalti, è bene ricordarlo, non rende obbligatoria la pratica degli acquisti verdi, che rimane quindi atto volontario delle Amministrazioni, ma dà la possibilità a tutte le Amministrazioni ed agli Enti locali di effettuare scelte ambientalmente e socialmente preferibili.

In aggiunta alle generiche possibilità offerte dal Codice appalti (Dlgs 163/2006), la Finanziaria 2007 (legge 296/2006) ha demandato a un decreto ministeriale il varo del Piano di azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica Amministrazione".

 

Il Dm 11 aprile 2008 ha previsto che con appositi decreti del Ministero dell'ambiente siano definiti per categorie merceologiche gli obiettivi di sostenibilità ambientale da raggiungere per gli acquisti, così come definiti dal Piano. Le categorie merceologiche interessate sono le seguenti:

- arredi;

- materiali da costruzione;

- manutenzione delle strade;

- gestione del verde pubblico;

- illuminazione e riscaldamento;

- elettronica;

- tessile;

- cancelleria;

- ristorazione;

- materiali per l'igiene;

- trasporti.

La definizione del dettaglio di tali criteri è rimessa a successivi decreti ministeriali, via via emanati nel corso degli anni, l'ultimo dei quali il 24 maggio 2012 relativamente all'affidamento del servizio di pulizia e alla fornitura dei prodotti per l'igiene.

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